1. Le missioni al popolo sono una modalità specifica di annuncio straordinario della parola di Dio proclamata da evangelizzatori animati dalla forza dello Spirito e con mandato della Chiesa allo scopo di risvegliare e confermare la fede e di rivitalizzare la comunità cristiana.

2. Le missioni al Popolo hanno una lunga e feconda tradizione. Da molti secoli esse hanno svolto un prezioso servizio al risveglio della fede e della vita cristiana, portando frutti di rinnovamento, conversione e fervore.

Esse rappresentano una forma e modalità specifica per realizzare l’essenziale vocazione della Chiesa a evangelizzare e operare un rinnovamento della vita di fede.

L’Esortazione Apostolica post-sinodale Catechesi tradendae rileva in proposito:

“Le missioni tradizionali, spesso abbandonate troppo in fretta, e che sono insostituibili per un rinnovamento periodico e vigoroso della vita cristiana, bisogna appunto riprenderle e rinnovarle» (n. 47).

E’ bene concepire la missione al popolo come un “evento straordinario” ma da innestarsi nella pastorale ordinaria per finalizzarla allo stile pastorale missionario.

3. Nell’intraprendere la missione al popolo è anzitutto necessario focalizzare chiaramente gli obiettivi.
– Primo obiettivo da proporsi è l’autoevangelizzazione dei “praticanti”; solo a questa condizione la comunità potrà divenire evangelizzatrice a modo di fermento. Dichiarava il card. Tettamanzi: Ci sono molti battezzati che vivono in modo assolutamente eguale ai non-battezzati. Questa è la crisi.

E il Vescovo F. Lambiasi, scrisse nella Lettera alla diocesi (Anagni-Alatri): Il guaio più serio della nostra cristianità non è che siamo pochi cristiani, è piuttosto che siamo poco cristiani.

– Occorre inoltre studiare e approntare una strategia per avvicinare i “lontani” o non frequentanti. Il documento dei Vescovi, Comunicare il Vangelo, dichiara a proposito:

Pur non avendo rinnegato formalmente il loro battesimo, spesso non ne vivono la forza di trasformazione e di speranza e stanno ai margini della comunità ecclesiale. Sovente si tratta di persone di grande dignità, che portano in sé ferite inferte dalle circostanze della vita familiare, sociale e, in qualche caso dalle nostre stesse comunità, o più semplicemente sono cristiani abbandonati, verso i quali non si è stati capaci di mostrare ascolto, interesse, simpatia, condivisione (n. 57).